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Ficha de importador y Ficha de bodega: Consejos


viernes, 17 de febrero de 2017

In Cina stanno capendo che si guadagna di più promuovendo anziché vendere ... Comment of /Comentario de Wines Inform Assessors

In Cina stanno capendo che si guadagna di più promuovendo anziché vendere

Molti importatori di vino di questo Paese si stanno trasformando (improvvisandosi) in promotori del vino italiano abbandonando totalmente la commercializzazione


In Cina stanno capendo che si guadagna di più promuovendo anziché vendere


Fabio Piccoli


Prendiamo spunto da una serie di recenti commenti postati su Linkedin riguardo all’aumento sul mercato cinese di importatori che si stanno trasformando in “comunicatori” del vino italiano.


In particolare, Alessio Fortunato, professore in wine business in una delle Università in enologia più prestigiose della Cina, e collaboratore del Governo cinese come esperto di vino, nei giorni scorsi su Linkedin ha postato:”Molti importatori in Cina hanno capito che possono guadagnare molto di più facendo promozione per i vini italiani nel loro Paese che vendendo vino italiano. Molti di loro stanno lasciando completamente la commercializzazione per dedicarsi solo a questo.


State attenti con quale partner collaborate in Cina, cercate di capire bene chi sono prima di prendere qualsiasi accordo e, soprattutto, siate sicuri che quello che vi mostrano sia realmente ciò che dicono che sia…la sorpresa è sempre dietro l’angolo”.


E’ da tempo che anche dal nostro osservatorio notiamo questo tipo di evoluzione e questo, in qualche misura, non può non preoccupare e testimonia ancora una volta la nostra difficoltà come sistema Italia di muoversi in questo mercato.


Purtroppo, dobbiamo anche questo denunciarlo, non si tratta solo di ex importatori cinesi che si improvvisano “esperti di promozione”, ma con una certa frequenza lo fanno anche con la collaborazione di presunti consulenti made in Italy.


Dal nostro punto di vista, su questo fronte, hanno influito anche le risorse ocm vino per la promozione nei Paesi terzi che hanno incentivato la nascita, talvolta in maniera sconsiderata, anche di troppi presunti esperti di promozione dei nostri vini sui mercati internazionali. Non solo, ma sono fondi che hanno alimentato troppo spesso solo azioni pre-competitive dimenticando che senza vendita (e presenza del prodotto sul mercato) non ci può essere a breve nemmeno sostenibilità economica dell’indispensabile promozione. E quest’ultima, se si vuole sia efficace, deve essere un’azione svolta da professionisti competenti e non da improvvisatori.


Le problematiche sopra esposte, pertanto, evidenziano due aspetti a nostro parere molto importanti: innanzitutto quello di avere strumenti adeguati per selezionare in maniera efficace i diversi consulenti o società che a vario livello operano sui mercati internazionali, non solo su quello cinese (il problema, infatti, e lo testimoniano le molte mail che riceviamo al riguardo non è solo relativo al mercato cinese); inoltre è indispensabile definire in maniera più chiara il significato di supporto promozionale alle azioni commerciali per evitare di rimanere nel pericoloso alveo dei progetti astratti, avulsi dalla realtà.


Partiamo dal primo aspetto, quello di avere maggiore trasparenza sui profili professionali dei cosiddetti consulenti di marketing del vino a livello internazionale.


In parole povere sul come si possono distinguere i professionisti seri dagli improvvisatori e, peggio ancora, dai cosiddetti ganster.


Sono molte le aziende, e lo abbiamo denunciato anche nel passato, che tuttoggi ci raccontano di esperienze con consulenti in giro per il mondo, la Cina purtroppo su questo fronte ha un preoccupante primato, che nella migliore delle ipotesi hanno promesso cose che poi non hanno assolutamente mantenuto.


L’ignoranza che tuttoggi imperversa riguardo alle dinamiche del mercato cinese incentiva ovviamente anche i “truffatori”.
 
Fare l’albo dei buoni e dei cattivi, come talvolta qualche produttore vorrebbe venisse fatto (non si sa bene da chi però) non è una strada percorribile. Ma è indubbio che se i produttori “truffati” invece di chiudersi nell’omertà cominciassero a costruire un network più efficace con i loro colleghi questo agevolerebbe molto di più la circolazione delle informazioni.


Tra gli obiettivi del nostro club per gli export manager Wine Out, vi è anche quello di agevolare questo flusso di informazioni.


Ma è indubbio che un ruolo importante lo hanno anche i professionisti seri che in qualche modo devono evidenziare il loro profilo in maniera più chiara e trasparente. Evidenziare un profilo in maniera chiara e trasparente significa, ad esempio, avere un sito responsive dove si racconta esattamente chi si è e cosa si fa, chi sono i propri clienti, ed un report sulle attività svolte in modo aggiornato.


Significa anche aprirsi e confrontarsi sul mondo social (linkedin in primis) dove è possibile anche sottoporsi con trasparenza al giudizio altrui.


Ma è altresì importante, se non fondamentale oggi, uscire allo scoperto e costruire un network tra i professionisti della promozione, del mkt del vino italiano su mercati strategici come quello cinese in primis.


Spesso accusiamo le imprese del vino italiano di esasperato individualismo ma purtroppo la stessa pericolosa attitudine la si riscontra a vario livello in tutta la nostra filiera vitivinicola, a partire dallo stesso mondo della cosiddetta “consulenza internazionale”.


Più complesso approfondire il tema di cosa significa costruire azioni di promozione adeguate a supporto di una commercializzazione profittevole dei nostri vini.


Al momento ci limitiamo ad evidenziare alcune linee guida che potrebbero, in qualche misura, aiutare anche la costruzione di possibili progetti con partner cinesi che non si stanno buttando nella promozione solo perché c’è qualche fondo pubblico o qualche azienda ingenua.


Innanzitutto è fondamentale che la promozione non sia mai disgiunta dal mercato. Per questa ragione, che può apparire banale, è essenziale che chi si dichiara esperto di promozione sia realmente introdotto nel mondo dell’importazione e della distribuzione (ma non a chiacchere).


Si deve pertanto distinguere con chiarezza chi è in grado di portarti, pur in un evento “promozionale”, profili di professionisti veri del mondo dell’importazione, distribuzione, trade, opinion leader, rispetto a chi porta solo comparse.


E già su questo fronte spesso è facile scrivere sulla lavagna i “buoni” e i “cattivi”.


Vi sono poi le strategiche azioni di formazione a trade e wine lovers, ma anche su questo piano è evidente che servono soggetti, società che abbiano una comprovata esperienza ed affidabilità (es. Wset). Basarsi solo sul mare di nuove academy che nascono ogni giorno senza nessuna comprovata esperienza spesso è un suicidio annunciato.


Sono solo due piccoli spunti, se vogliamo ovvi, ma se vogliamo costruire una promozione del vino italiano su un mercato complesso come quello cinese (e non solo) dobbiamo partire dai fondamentali altrimenti gli improvvisatori e truffatori continueranno ad imperversare.

 Comment of /Comentario de Wines Inform Assessors:



 I think this reflection on the marketing and sale of Italian wine seems very relevant because it is applicable to other countries and in particular to Spain:
-Money of citizens tax badly employed and poorly distributed, in badly raised marketing aids
-Need for greater collaboration between production companies
-Absence of public presence in the international forums of discussion of the protagonists of the sector
-Commercial actions, often propagandistic, unilateral and without continuity over time and lacking a long-term strategy
-Absolute forgetfulness of the final consumer, who ultimately decides whether to buy or not
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Me parece muy relevante esta reflexión sobre el marketing y la venta del vino italiano porque es aplicable a otros países y en concreto a España:
-Dinero de impuestos de los ciudadanos mal empleado y mal distribuido, en ayudas a la comercialización mal planteadas
-Necesidad de mayor colaboración entre empresas productoras
-Ausencia de presencia pública en los foros internacionales de discusión de los protagonistas del sector
-Acciones comerciales , la mayoría de veces propagandísticas, unilaterales y sin continuidad en el tiempo y carentes de estrategia a largo plazo
-Olvido absoluto del consumidor final , que al final es quien decidirá si compra o no


Fonte della informazioni: WineMeridian

jueves, 16 de febrero de 2017

United Kingdom: Asda Supermarkets is strengthening its commitment to selling locally sourced products ... Comment of / Comentario de Wines Inform Assessors


Asda Brings In local lad to champion South West local products

Asda is strengthening its commitment to selling locally sourced products, with the appointment of a dedicated Buying Manager for the South West of England.





Alan Jackson, Buying Manager



Alan Jackson, Buying Manager, will work for Asda to help small- and medium-sized food and drink businesses across Cornwall, Devon, Somerset and Dorset, along with Wiltshire, Gloucestershire and Bristol, to sell their products on the shelves at Asda stores in the region, and beyond.


Working alongside the stores in the South West, Alan – who grew in Somerset – will be using his local knowledge to help bring fresh and tasty locally produced or grown products to local Asda supermarkets, supporting local communities in the process.


Alan commented: "I'm a proud South Westerner and have always loved championing the local produce – everyone has heard of Cornish pasties, but there’s so much more and you can’t beat a good Cream Tea, local cheese or a local Cider!
“I am looking forward to enhancing the existing range and bringing more pride to this beautiful part of the world.
“There are already so many excellent suppliers and products across the region; it’s all about finding those hidden gems and getting them into Asda is really rewarding for both the supplier and our loyal customers.
“If we find a local product our customers will like, we can have it on our store shelves within eight weeks flat in some cases!”
"Ultimately my goal is to make our customers proud when they walk into their local store, proud to be from the South West and proud that Asda continues to provide huge support for local producers and the local community.”


Alan has worked at Asda for xx years, in a variety of buying roles for the company.


Rick Banks, senior buying manager for local England and Wales, commented: "We are committed to supporting local suppliers across the country, including in the South West, ensuring that the local communities we serve have access to high quality local produce at low prices.
“Asda takes pride in providing good quality food for our customers. And we want to make sure that putting a healthy, great tasting meal on your family table doesn’t cost the earth. Our goal is to search out the best local products we can find for you.”
“Alan is originally from the South West and is very passionate about where he is from and what he does, so he's absolutely perfect for the role."


Asda currently works with around 600 local suppliers in the UK, stocking over 6,000 different local products – stocking a delicious variety of regional meats, cheeses, yoghurts, sausages, pickles, ice cream, cakes, and beer.


For more information on working with Asda as a local supplier, go to: https://sustainability.asda.com/local-sourcing


Comment of / Comentario de Wines Inform Assessors:


El desabastecimiento posible como ha sucedido estos días en Reino Unido con las lechugas y otros vegetales, el generar riqueza en el entorno humano de los grandes distribuidores, los costes y pérdida de calidad frecuentes en los productos procedentes de largas distancias, el aprecio por los productos locales que debiera mantenerse y potenciarse como parte de la cultura de una zona o de un país son algunos de los factores que los compradores en la distribución alimentaria debieran tener en cuenta como en este caso ha hecho la cadena de supermercados Asda.


El papel de compradores con cultura y aprecio por los productos que compran es un elemento fundamental en esta estrategia que responde a las necesidades de los compradores y a las tendencias positivas para la economía que se están desvelando en estos momentos de desconcierto e inseguridad general


Sobre la personalidad y actitudes deseables en los compradores se puede consultar Els caps de compres deixen el bat de beisbol ... Comentario / Comentari de "El ojo amigo". Asesoría de empresas - "The friendly eye" Business assessment - "L'ull amic" Assessoria d'empreses

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The possible shortfall, as has happened in the UK these days with lettuce and other vegetables, the wealth generated in the human environment of the big distributors, the frequent costs and loss of quality in products from long distances, the appreciation for local products that should be maintained and promoted as part of the culture of an area or a country are some of the factors that buyers in the food distribution should take into account as in this case has done the supermarket chain Asda.




The role of buyers with culture and appreciation for the products they buy is a fundamental element in this strategy that responds to the needs of buyers and the positive trends for the economy that are unfolding in these moments of bewilderment and general insecurity


On the personality and attitudes desirable in the buyers could be consulted Els caps de compres deixen el bat de beisbol ... Comentario / Comentari de "El ojo amigo". Asesoría de empresas - "The friendly eye" Business assessment - "L'ull amic" Assessoria d'empreses

Origin information: Asda

Mercabarna prevé incrementar un 6% la venta de calçots. 12 millones de producto hasta Semana Santa ... Comment of / Comentario de Wines Inform Assessors

 12 millones de producto hasta Semana Santa
España: Mercabarna prevé incrementar un 6% la venta de calçots




El consumo  de calçot, un producto de temporada y de proximidad, gana presencia en las mesas de los hogares y restaurantes año tras año y crece su uso, además de la festiva calçotada, como una versátil verdura presente en los menús familiares.

Según estima el Gremio de Mayoristas de Frutas y Hortalizas de Mercabarna (AGEM), esta temporada, que comenzó a finales del pasado octubre y se prolongará hasta Semana Santa, se prevé muy buena en calidad y cantidad, ya que el frío es un buen compañero para el crecimiento de esta cebolla. La previsión de los mayoristas especializados en calçot es llegar a los 12 millones de unidades comercializadas. La mayor parte del producto que se vende en el mercado central se destina a minoristas y supermercados, y alrededor del 25% va a la restauración.

Los mayoristas del Mercado Central de Frutas y Hortalizas de Mercabarna prevén vender esta temporada unos 12 millones de unidades de calçots y superar la venta de la campaña pasada que se cerró con 11,3 millones comercializados. Los mayoristas especializados en este producto afirman que "tenemos una buena temporada con mucho producto y precios totalmente estables en relación a hace un año". 
En esta campaña, el frío ha favorecido un producto de mucha calidad, con un calçot grueso y firme, y un crecimiento escalonado durante la temporada, especialmente en el Camp de Tarragona. En cuanto al calçots del Barcelonès, sobre todo de la zona del Baix Llobregat, la producción se ha incrementado en más de un 15% en relación a la temporada anterior. Por otra parte, según la AGEM, el hecho de que "la Semana Santa caiga tan alta, a mediados de abril, también favorecerá la venta y alargará la temporada de calçotadas".

Procedencias de los calçots

En cuanto a los orígenes de los calçots del mercado mayorista, el primero es el Camp de Tarragona con la IGP del calçot de Valls, de donde llegan casi un 60% de unidades certificadas. En el tiempo que llevamos de temporada, los mayoristas ya han vendido cerca de 3 millones de calçots de Valls. El segundo gran origen son las comarcas de Barcelona, con el Baix Llobregat a la cabeza, seguido por el Maresme y  Vallés Oriental y Occidental. De este origen se comercializan cerca del 40% del volumen total. En esta campaña, ya se han comercializado más de un millón de unidades. El calçot del Barcelonès, aunque no está sujeto a estándares de calidad, cuenta con una larga trayectoria de cultivo y destacan por su calidad.

Un tercer origen, aunque a una distancia importante, son los calçots de las tierras de Poniente. La cebolla que llega de Lleida es la temprana y abre la temporada a finales de octubre Progresivamente, este origen se va haciendo un espacio en el mercado mayorista. La campaña pasada se vendieron 154.000 unidades y desde el inicio de esta temporada se han distribuido 61.000 calçots.

Más de 7 millones de calçots certificados
La cincuentena de cultivadores del Calçot de Valls prevén que, de la producción total certificada –alrededor de 12 millones de unidades esta campaña–, un 60%, es decir, poco más de 7 millones, se vendan en el Mercado Central de frutas y Hortalizas de Mercabarna, una de las plataformas principales para la distribución de este producto. Las comarcas del Alt Camp, Baix Camp, Tarragonès y Baix Penedès, que integran la Indicación Geográfica Protegida (IGP) del Calçot de Valls, representan el primer origen de los calçots que se venden en Mercabarna.

El secretario del IGP, Juan Antoni Linares Torres, explica que "tenemos una muy buena temporada con buen producto. El calçot agradece el frío, hace que crezca más escalonadamente y tengamos una producción más regular durante toda la campaña ". Por su parte, Eva Cano, miembro de la AGEM explica que "el calçot de Valls es un producto muy valorado por los minoristas".

Los mayoristas explican que "el hecho de que los calçots  se preparen cada vez más en casa favorece nuevas recetas, más allá de la tradicional preparación a la llama”. 

Un producto de proximidad y de temporada

El calçot se encuentra en los mercados exclusivamente durante los meses de su temporada natural de producción en Cataluña. Mantiene este aspecto tradicional ante muchas frutas y verduras que ya se consumen durante todo el año gracias a la importación. Aunque esta exitosa cebolla empieza a cosechar a finales de octubre, el momento álgido llega ahora, en invierno y hasta Semana Santa.


Comment of / Comentario de Wines Inform Assessors:


Los "calçots" (un tipo de cebolla tierna" son un gran ejemplo de la importancia de recetas de cocina y de la creación/divulgación de como consumir un producto para que se mueva una industria detrás (otros casos notables son los tomates de colgar ("tomàquets de penjar" en Catalunya o "tomàtigues de ramellet" en Mallorca) que a partir de su uso en los panes con tomate ha generado numerosos productores, con variedades no exactamente iguales, siendo un tomate excelente para ensaladas también y con la gran virtud de su fácil y prolongada conservación sin necesidad de neveras)




Origen información: FreshPlaza

Mapama: Fernando Miranda valora el importante papel económico y social del sector del ajo y el éxito del producto en los mercados internacionales


Fernando Miranda valora el importante papel económico y social del sector del ajo y el éxito del producto en los mercados internacionales




Subraya el liderazgo de España como primer país productor de la UE, con 180.000 toneladas, lo que supone el 50% de la producción comunitaria


Incide en el incremento de las exportaciones que han pasado de 64.000 toneladas en 2011 a más de 148.000 en 2015


Destaca la oportunidad que ofrece el Congreso para el encuentro e intercambio de información entre los profesionales de distintos países sobre las diferentes etapas en la producción y comercialización del producto


El director general de Producciones y Mercados Agrarios del Ministerio de Agricultura y Pesca, Alimentación y Medio Ambiente, Fernando Miranda, ha  destacado hoy la importancia social y económica que tiene el sector del ajo, y el éxito que está cosechando el producto español en los mercados internacionales.


Unos logros que ha valorado en su intervención en el II Congreso Internacional del Ajo que, durante dos días,  se celebra en La Alberca de Záncara en Cuenca. En este foro, Miranda ha recordado que, si bien China es el gran productor mundial de ajo  con más de 19 millones de toneladas,  España lidera la producción comunitaria con cerca de 180.000 toneladas, lo que representa más del 50% del total de la producción en la Unión Europea.


En cuanto a los mercados, también ha destacado la posición conseguida por el sector, que ha situado a España en como segundo país exportador en el mundo, con un notable incremento en los últimos años, en los que se ha pasado de 64.000 toneladas en 2011 a más de 148.000 toneladas exportadas en 2015.


Unas cifras, ha señalado el director general, quedemuestran no sólo la importancia que tiene España dentro del comercio internacional, sino el buen hacer de nuestros productores y exportadores en los mercados internacionales, siendo el ajo uno de los productos agrarios en los que la evolución ha sido más positiva en los últimos años.


Miranda ha valorado también la efectividad del Congreso, que ya en su segunda edición ofrece una oportunidad única para el encuentro y el intercambio de información entre los profesionales de diferentes países, para abordar las diferentes etapas en la producción y comercialización de este producto, aspectos fundamentales a la hora de defender la competitividad del sector.


Un foro, ha indicado, en el que se trataráncuestiones  tan importantes como el  manejo del cultivo y de la conservación post-cosecha, la mecanización o el uso del riego localizado.  Por ello ha felicitado a los organizadores,  que no se han limitado a cuestiones agronómicas, sino que han tenido una visión global del producto, al incluir temas tan importantes para el futuro como es la adaptación al cambio climático, un asunto de gran interés para el Ministerio en el que se están desarrollando numerosas iniciativas destinadas a la mitigación y la adaptación.


Por ello ha manifestado su confianza en el impulso del diálogo y el intercambio de información entre los diferentes agentes, no solo en estos días, sino también en el futuro, para entre todos conseguir mejorar el funcionamiento de a cadena comercial, ha concluido Miranda.


Orígen información: MAPAMA 

miércoles, 15 de febrero de 2017

Un salario bruto medio mensual de 1.511 euros .... Consum sube salarios . Reduce la brecha entre los más altos y los más bajos

Consum sube salarios

Reduce la brecha entre los más altos y los más bajos


Consum ha aprobado una subida salarial del 1,6% para todo el personal operativo socio, lo que implica que más de 7.500 trabajadores (el 55% de la plantilla) se beneficiarán de este incremento, puesto en marcha este mes de febrero. Asimismo, la nueva medida supone el incremento del índice mínimo de retribución de los socios trabajadores, que pasa del 1,28 al 1,30.

La iniciativa representa un gasto de más de 2 millones de euros y contribuye a seguir reduciendo las distancias entre los sueldos más altos y más bajos. Además, la brecha salarial entre hombres y mujeres disminuye, puesto que el 76% de los beneficiarios son mujeres.

El personal operativo socio trabajador de Consum percibe, a partir del segundo año (cuando se consolida como socio), un salario bruto medio mensual de 1.511 euros, considerando el anticipo laboral y la parte correspondiente al reparto de resultados, además de los incentivos por la consecución de objetivos.

Esta medida se suma a las 75 acciones de conciliación que la cooperativa recoge en su Catálogo ‘+de 50 Medidas para Conciliar’ la vida familiar y laboral, la última de las cuales ha sido la ampliación a seis semanas del permiso de paternidad retribuido, dos más de las que estipula la ley.


Origen información: InfoRetail




Fabricante tapones de corcho Oller facturó 25,7 millones en 2016, un 5 % más ... Comment of / Comentario de Wines Inform Assessors


Fabricante tapones de corcho Oller facturó 25,7 millones en 2016, un 5 % más




El grupo Oller, fabricante de tapones de corcho para champán, facturó 25,7 millones en 2016, un 5 % más que el año anterior, y obtuvo un beneficio de explotación de 3,1 millones de euros y un Ebitda de 4 millones.


El presidente del grupo Oller, Jaume Nadal, y el director general, Joan Puig, han presentado hoy los resultados económicos de la compañía en un año, 2017, en el que celebra su 125 aniversario.


El año pasado la empresa, con una cuota de mercado mundial del 12 %, vendió 240 millones de tapones de corcho, once millones más que el año anterior, lo que supone un récord en la historia de la compañía.


Del total de la facturación, el 70 % se dedica a exportación y los principales países son Francia, Italia, Estados Unidos, Alemania, Australia, Argentina y Sudáfrica.


Puig ha explicado que, en los últimos 10 años, Oller ha realizado inversiones de más de 12 millones de euros, con las que se han registrado avances importantes como la reducción del tiempo que tarda en fabricarse un tapón desde que la materia prima entra en la fábrica, que ha pasado de 14 días a 2 días, en los últimos años.


El año pasado las inversiones alcanzaron los 2,6 millones, una parte de la cual se destinó a la compra de Uprodeco, una fábrica trituradora de corcho de Cassà de la Selva, la única que existe en Cataluña y una de las pocas que hay en España y en la que seguirán invirtiendo 1,5 millones en los próximos dos años y otros 4 o 5 millones más a más largo plazo.


Este año las inversiones previstas alcanzan los 1,4 millones y, como el resto, se financiarán con recursos propios y generados ya que, según Puig, la salud financiera de la compañía es "muy buena".


El presidente de Oller ha asegurado que la crisis la pasaron antes que los demás y 2007 y 2008 fueron años de "sufrimiento" para la compañía, pero "después seguimos funcionando bastante bien".


El grupo tiene una capacidad productiva de un millón de tapones al día, 450.000 tapones más al día que en 2006, lo que supone un incremento del 80 % de la capacidad productiva.


El grupo trabaja cada año con 140.000 árboles, que suponen más de 2.350 hectáreas y compran el corcho básicamente en Extremadura, mientras que, en Cataluña, adquieren el 10 % del corcho, pero quieren llegar al 35 o 40 % a más largo plazo.


Según ha explicado Puig, en Cataluña, hay unas 85.000 hectáreas de alcornoques, pero sólo se explota el 30 %, por lo que Oller tiene en proyecto incrementar la compra de corcho en la comunidad, para lo que están en contacto con propietarios forestales y también con la Generalitat.


Este año, la empresa, que cuenta con 530 clientes, prevé incrementar la facturación un 6,5 %.


El accionariado de Oller se reparte entre una mayoría del grupo portugués Amorim, que entró en 2008, y Oller, que mantiene el 15 % restante.


Comment of / Comentario de Wines Inform Assessors:


It is positive that the cork sector improves economically and even more positive aspects are reaffirmed such as not leaving the forests abandoned and this is also influenced by the low prices offered to owners of cork forests


Es positivo el que el sector del corcho mejore económicamente  y aún más que se reafirmen líneas positivas como el no dejar los bosques abandonados y en ello influye también los bajos precios ofertados a los propietarios de bosques de corcho


Origen información: Finanzas

martes, 14 de febrero de 2017

"No hay desabastecimiento de lechuga sino cadenas británicas con poca ética" ... Comentario de Wines Inform Assessors

"No hay desabastecimiento de lechuga sino cadenas británicas con poca ética"
Los campos continúan recuperándose de los episodios meteorológicos adversos que se han sucedido en semanas anteriores en Murcia, que entre exceso de precipitaciones y heladas, salieron realmente bastante airosos en comparación con otros orígenes como Italia, parte de Francia,Turquía o Grecia.



Si bien se redujo la producción de hortaliza como el brócoli y la coliflor, el calabacín y el tomate, las verduras de hoja fueron las que sufrieron más los efectos de la inestabilidad meteorológica. En estos momentos, de acuerdo con Proexport, Murcia, el sur de Alicante y norte de Almería, se sitúan en alrededor de un 70% de su capacidad productora de verduras de hoja, siendo las principales zonas de producción de estas hortalizas en Europa durante los meses de invierno.

Fernando P. Gómez, director de Proexport, recuerda que "al contrario de lo que algunos medios han querido hacer ver, no hay ni ha habido desabastecimiento de lechuga, sino más bien que algunas cadenas británicas no han querido comprar producto al precio que estipulaba el mercado, ya que aunque no estábamos al 100%, pudimos suministrar el 70% del volumen".



"No hemos tenido ningún problema en ningún mercado europeo excepto con el de Reino Unido, donde algunas cadenas incluso nos faltaron al respeto vendiendo nuestras lechugas a 50 peniques al mismo tiempo que, al negarse a pagar los precios acorde a la escasez del mercado, trajeron lechuga de norteamérica y la vendieron a precios alrededor de 1,30 libras", continúa.

No obstante, señala que algunos supermercados británicos han confiado en nosotros, acordando fórmulas para mantener el producto a precios moderados y entendiendo que Murcia era la zona más fiable para abastecerse de verduras de hoja ante la caída de Italia, Grecia y Francia. "Representantes de algunas de estas cadenas han venido a felicitarnos a Fruit Logistica por los buenos resultados", asegura.

Hasta finales de marzo o principios de abril no empezará a normalizarse la producción, de acuerdo con el representante de Proexport. Aunque habrá una ligera recuperación a mediados de febrero, volverá a bajar la producción en marzo debido al desajuste de las cosechas por la imposibilidad de trasplantar durante el temporal. Y es que, alrededor de 20 días antes de las heladas, se registraron casi más precipitaciones en 48 horas que durante todo el resto del año.


Los precios de la lechuga se sitúan alrededor de 15 euros la caja de 10 piezas de acuerdo con calidades, precios en consonancia con la disponibilidad de producto.

Por lo que respecta a las brásicas, tomate y calabacín, la normalización de la producción es acelerada, aunque de acuerdo con el director de Proexport, "la producción no se ha recuperado tanto como para que los precios desciendan de forma tan rápida como está sucediendo ".

"La presión mediática, que en por algunas partes podría entenderse como intencionada, podría estar presionando los precios a la baja demasiado rápido. Lamentablemente, numerosas cadenas de distribución y agentes intermediarios siguen políticas muy poco éticas que perjudican gravemente a los agricultores", manifiesta Fernando P. Gómez.

Se prevén ciertos huecos de producción de brócoli, coliflor y alcachofa en el mes de marzo

Comentario de Wines Inform Assessors:

Una de las situaciones en que he sentido mayor vergüenza ajena fue en un encuentro en el ICEX  entre numerosos productores de Catalunya -principalmente bodegas- y el comprador responsable de la cadena inglesa Tesco

Su método de cálculo de precios era a partir de a cuanto quería vender e iba descontando costes. El resultado final para el productor era ridículo y con una mueca-sonrisa venia a decir "Es o que hay ..si quieren que les compremos"

No son positivas las situaciones de desabastecimiento para ninguna de las partes, pero tampoco la inseguridad jurídica y económica para los productores.

El consumidor final también debe dejar sentir su fuerza discriminando contra las empresas faltas de ética

Origen información: FreshPlaza

A Tribute to Martin Gold, Co-Founder of Martin-Scott Wines in New York City ... Comment of / Comentario de Wines Inform Assessors


A Tribute to Martin Gold, Co-Founder of Martin-Scott Wines in New York City 
     
Marty will be missed today, tomorrow and for many vintages in our future."

Martin Gold



by Christy Canterbury MW
February 10, 2017
    

Martin Gold passed away on Monday, February 6, 2017. Martin Gold and Scott Gerber were the founding managing partners of New York’s Martin Scott Wines, a fine wine importer and distributor that began trading in January 1990.


The pair grew their fledgling book of 20 wineries into a robust portfolio of 500 wine and artisanal spirit producers. They expanded across New York State and into New Jersey and Connecticut. Twenty-four years after Martin Scott began blazing its trail in The Big Apple, one of the world’s toughest wine markets, it joined forces with The Vintner Group, subsequently called The Winebow Group.


It all began at Frederick Wildman & Sons, where Gold began his wine career. One day while in his mid-40s, his passion for wine and cellar full of Frederick Wildman labels led him to knock on Wildman’s door. He asked if they would hire him. Promptly turned away, Gold tenaciously returned a few more times before Wildman acquiesced. Gold left his well-paid job as the President of an upscale men’s clothing company to sell wine. Like everything he did, Gold did it well. He spent only six or seven years there, but he was the President when he left.


At the dawn of Martin Scott, big liquor companies sold most of the fine wine. However, they had neither the story telling finesse to explain them nor the proper temperature control for the their shipping and storage. The duo had lucky timing, being among the first small importer/distributor companies to hit the streets. They also started with top-notch producers, many who followed them from Wildman.


Gerber remembers, “Marty envisioned the assembly of our portfolio as if it were a world class puzzle of fine wines and sought out only the pieces that fit. We didn’t have a Chablis for 20 years because he wanted only the best one!” David Milligan, President of David Milligan Selections, worked with the pair at Wildman then at Martin Scott. He said, “Marty had very high standards in all aspects of his operations, so we always felt proud when he added any of our wines to his portfolio.”


As President of Martin Scott, Gold had his hands in every decision. He expected the best from his employees, who like the company’s wine producers and growers, were part of this family of excellence.


Gold fostered this family in many ways. Emanuela Stucchi Prinetti Owner/Manager of Badia a Coltibuono, recalls him as “a trusted source of encouragement, support”. Marc Darroze, President/Director General of Bas Armagnac Darroze recalls him saying, “Marty had the same influence that an oldest brother can have.” Gerber remarked, “He never interrupted me. He listened to everything then gave me a thoughtful, logical response.” Though Marty left the company after The Vintner Group sale, his influence remains with Gerber. In difficult situations, he said, “I often ask myself, ‘What would Marty do?’”


Still, Marty was always the businessman, and he dressed the part, too. In all things, Gerber noted, “He was extremely detail oriented.” Bartholomew Broadbent, CEO of Broadbent Selections, recalls Gold “…was tough at negotiating, but, unlike so many tough businessmen, Marty was the essence of a gentleman. He could say ‘no’, and you'd walk away feeling pleased with the answer.” Becky Wasserman, of her eponymous company largely focused on Burgundian domaines wrote, “We did an analysis of potential customers for each wine, passetoutgrain through premier cru. This was done by a rigorous study of price and a rare cooperation in sharing costs during the first years.” Brian Larky, Chairman/Founder of Dalla Terra Winery Direct, recalls, “I remember Marty never looking at short term opportunities but, like us, always at the long term goal.”


Martin Gold was a coach - as well as a cheerleader - who enjoyed the wine, food and camaraderie of the wine industry.


And, as everyone who contributed to this tribute commented, he was a gentleman. Gerber said, “If we shook hands with suppliers, we did what we said we would do.” For all those who knew him, Gerber said, “Marty will be missed today, tomorrow and for many vintages in our future.”


Comment of / Comentario de Wines Inform Assessors:


I like and think that it is the attitude of good entrepreneurs to co-operate in the long term with their suppliers and workersas Brian Larky, Chairman/Founder of Dalla Terra Winery Direct, recalls, on Marrtin Gold : “I remember Marty never looking at short term opportunities but, like us, always at the long term goal.”


Also that he knew that companies do not end up in the door of his warehouse : "He expected the best from his employees, who like the company’s wine producers and growers, were part of this family of excellence."


Me gusta y pienso que es la actitud de los buenos empresarios el cooperar a largo plazo con sus proveedores y trabajadores, como recuerda Brian Larky, Presidente / Fundador de Dalla Terra Winery Direct, sobre Marrtin Gold: "Recuerdo que Marty nunca buscó oportunidades de corto plazo, pero, como nosotros, siempre pensó en objetivos a largo plazo ".


También sabía que las empresas no terminan en la puerta de su almacén: "Esperaba lo mejor de sus empleados, que como los productores y productores de vino de la compañía, formaban parte de esta familia de excelencia".


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