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viernes, 23 de marzo de 2018

Come è andato, secondo noi, il Prowein 2018 .. Comentario de/ Comment of Wines Inform Assessors


Come è andato, secondo noi, il Prowein 2018
Difficile, forse impossibile, dare un giudizio oggettivo all’andamento di una fiera come il Prowein, proviamo allora a proporre le nostre valutazioni frutto anche dei giudizi raccolti da parte di espositori e visitatori


Fabio Piccoli
Scriviamo questo articolo dall’aereo che ci sta riportando da Dusseldorf verso l’Italia. Preferiamo scrivere “a caldo” le nostre valutazioni di questo Prowein 2018 al fine di non fare uscire dalla memoria molte immagini e giudizi che abbiamo raccolto in quest’ultima edizione della nota fiera tedesca del vino.
Dopo tanti anni di fiere in giro per il mondo abbiamo capito che è molto difficile riuscire a dare giudizi oggettivi su una fiera, soprattutto delle dimensioni di Prowein, ma vale anche per Vinitaly e per Vinexpo. Certo vi sono aspetti legati all’organizzazione come la logistica, i servizi interni alla fiera (bicchieri, pulizia, ecc.), i trasporti, l’accessibilità, i parcheggi, sui quali si può più facilmente esprimere opinioni oggettive ma al momento ci interessa di più andare al punto nevralgico dell’analisi di una fiera e cioè la sua capacità di agevolare il business.

Su questo fronte il Prowein 2018 come è risultato?
Sicuramente bene se si guardano i dati complessivi di partecipazione che, come evidenziato nel comunicato conclusivo degli organizzatori, hanno registrato un ulteriore incremento rispetto al 2017 con 6.870 espositori provenienti da 64 diversi Paesi (erano stati 6.615 provenienti da 62 Paesi nel 2017) e la presenza di oltre 60.000 visitatori (nel 2017 erano stati 58.500).
E dal momento che le potenzialità di fare business scaturiscono dal profilo dei visitatori gli organizzatori hanno comunicato che si è trattato per il 50% di operatori non tedeschi provenienti da 133 Paesi diversi e rappresentanti per oltre il 70% dal top o middle management (in sostanza da manager con importante potere decisionale).

Mettendo a confronto le informazioni fornite dagli organizzatori con quanto raccolto, invece, dagli espositori, in particolare da quelli italiani, emergono le seguenti valutazioni: un Prowein sempre più internazionale che fa percepire chiaramente la crescita dei competitor praticamente in ogni angolo del pianeta. Riuscire in un contesto così competitivo e affollato a trovare un proprio spazio sul mercato e una chiara visibilità è operazione sempre più complessa e, aggiungiamo noi, costosa; come era prevedibile, causa la concomitanza ogni due anni con il Vinexpo di Hong Kong (che si terrà il prossimo maggio), vi è stata una evidente inferiore presenza di buyer asiatici; come pure si è confermata una non forte presenza di operatori nord americani; altra constatazione raccolta dagli espositori, la difficoltà (ma questa non è certo una novità) di intercettare importatori tedeschi; la maggioranza degli espositori italiani intervistati a conclusione della manifestazione ha dichiarato di aver sostanzialmente confermato gli appuntamenti prefissati con i propri “storici” interlocutori; una piccola minoranza ha dichiarato di aver intercettato (uno o due) nuovi buyer potenzialmente interessati; infine, circa un 30% ci ha dichiarato di non avere avuto riscontri particolarmente interessanti, ma, va sottolineato, si trattava in gran parte di quelle aziende che come già evidenziato nel nostro precedente articolo non aveva programmato nessun appuntamento in agenda in preparazione alla fiera.
Alla luce, pertanto, di quanto sopra evidenziato emergono, a nostro parere, alcune riflessioni che come sempre ci piace condividere con i nostri lettori nella speranza possano essere utili per le scelte future.
Innanzitutto che ormai date le dimensioni enormi di Prowein sperare di arrivare a questa manifestazione con l’obiettivo di intercettare “casualmente” qualche operatore interessante è mera utopia. E su questo fronte non vogliamo apparire brutali ma se prossimamente (non ce ne vogliano a male i bravi organizzatori di Prowein) l’Italia perdesse la leadership con i suoi 1.700 espositori (davanti ai 1.550 della Francia, 990 della Germania e 770 complessivi tra Usa, Sud Africa, Argentina, Cile, Australia e Nuova Zelanda), non lo si potrebbe considerare un male, anzi.
Noi riteniamo che una presenza italiana meno massiccia ma più preparata e anche meglio organizzata al Prowein potrebbe essere una cosa buona sia in termini di possibilità di essere più visibili e rintracciabili (i quasi due padiglioni italiani, parliamoci chiaro, sono i più “incasinati” di tutto il Prowein) ma anche di agevolare le relazioni con gli operatori (evitando il cosiddetto “effetto ombra”).

Cosa intendiamo per presenza “meglio organizzata”? Innanzitutto vi deve essere la consapevolezza che solo poche aziende italiane (ma anche straniere stiamo sereni) hanno brand ad alta riconoscibilità e che quindi si possono permettere il lusso di stare da soli. Al tempo stesso non sempre l’aggregazione territoriale, specialmente in una fiera b2b, cioè con soli operatori del trade e non wine lovers, rappresenta l’ideale (per l’inevitabile concorrenza che si genera all’interno di uno stand dove convivono più aziende di una stessa denominazione ma con posizionamenti molti diversi tra loro). Non significa che le aree rappresentate in gran parte dai consorzi di tutela siano da evitare ma andrebbero sicuramente ripensate almeno su manifestazioni come il Prowein (es. un’area per azioni di promozione del brand territoriale per aumentare la conoscenza delle denominazioni).
Ma sempre sul fronte di una migliore organizzazione e presenza a manifestazioni come il Prowein noi riteniamo sempre più strategica la presenza “in rete”. Aggregazioni di aziende complementari tra loro, rappresentative di diversi territori ma che condividono filosofie produttive simili e posizionamenti allineati a nostro parere rappresenta la chiave del futuro, in particolare per le pmi del vino italiane.
Lo abbiamo sottolineato anche nelle due precedenti edizioni del Prowein ma l’esempio dato da Italian Wine Signature Academy (Allegrini, Arnaldo Caprai, Feudi San Gregorio, Fontanafredda, Frescobaldi, Masciarelli, Planeta e Villa Sandi) è decisamente eloquente rispetto all’importanza di presentarsi a questa tipologia di manifestazioni aggregati.

Aggregazioni che devono nascere non “solo” per utili economie di scala (risparmi) ma soprattutto per elevare il proprio appeal e visibilità (comunicazione collettiva) e condividere opportunità commerciali.
Speriamo in futuro di vedere questa strada seguita soprattutto dalle nostro piccole e medie imprese che con fatica cercano di trovare il loro giusto spazio sui mercati internazionali.



Comentario de/ Comment of Wines Inform Assessors:
Una interesante reflexión desde el punto de vista de los productores italianos y que es generalizable al resto de bodegas presentes en Prowine
El sentido común, la empatía con los consumidores finales, el trabajo a medio/largo plazo en el marketing basado en la construcción de marcas confiables y de referencia, fijar objetivos claros temporales de la participación en la feria, conocer mejor los mercados finales y sus compradores y consumidores finales, crear colaboraciones con las empresas ubicadas en los mercados de destino (restaurantes del país productor en dichos países, asociaciones culturales y de emigrantes, ...),...entre otras acciones posibles, son el camino para hacer útiles y rentables las participaciones en ferias
Una feria facilita el contacto personal con muchos clientes y potenciales clientes, pero en esta época de conexiones fáciles via Internet el trabajo de relación/promoción debe ser previo a los encuentros físicos
Pensar más en cubrir las necesiddes de los clientes que en el deseo de vender de una bodega facilita el crear estrategias y acciones adecuadas de venta
Wines Inform Assessors
...........................

An interesting reflection from the point of view of the Italian producers and that is generalizable to the rest of the wineries present in Prowine
Common sense, empathy with final consumers, medium / long term work in marketing based on the construction of reliable and reference brands, setting clear temporary objectives of participation in the fair, knowing better the final markets and their buyers and final consumers, create collaborations with companies located in the destination markets (restaurants of the producing country in those countries, cultural associations and emigrants, ...), ... among other possible actions, are the way to make useful and profitable participation in fairs
A fair facilitates personal contact with many clients and potential clients, but in this era of easy connections via the Internet, relationship work should be prior to physical encounters
Thinking more about meeting the needs of customers that in the desire to sell  facilitates the creation of appropriate strategies and actions for sale
Wines Inform Assessors



Fonte di informazione: WineMeridian .
Consultare anche http://www.winemeridian.com/news_it/vengo_al_prowein_perch__2324.html

 

viernes, 17 de marzo de 2017

Polonia, un país amigo para el vino español, estará presente en FENAVIN ... Agnieszka Trolese, ganadora de un concurso de blogs de vino promovido por el ICEX ... Comment of / Comentario de Wines Inform Assessors

Polonia, un país amigo para el vino español, estará presente en FENAVIN



Agnieszka Trolese, autora de www.tasteandtravel.pl,
Agnieszka Trolese, ganadora de un concurso de blogs de vino promovido por el ICEX, disfrutará de su premio: una estancia en la feria
Para los que duden de la evidencia del cambio climático, el mundo del vino puede dar una pista. En países donde el viñedo no ha sido una plantación tradicional por la dureza del clima comienzan ahora a atreverse con él. Es el caso de Polonia, un país de superficie similar a España que a día de hoy tiene 400 hectáreas dedicadas al viñedo. Aún es una cifra pequeña, pero si las temperaturas siguen subiendo el cultivo de la vid se consolidará en el norte de Europa.
Pero mientras tanto Polonia sigue siendo un país importador de vino. Los productos españoles ocupan el tercer puesto en las importaciones polacas, solo por detrás de ¡sorpresa! Francia e Italia. "Francia es la cuna del vino e Italia ha sido siempre un socio comercial privilegiado en Polonia, primero porque está más cerca y segundo por la cantidad de emigración italiana y la enorme oferta hostelera", explica Margarita Kozakiewicz, de la oficina comercial del ICEX en Polonia. "Los vinos españoles tienen buena imagen porque son vinos de calidad a precio razonable", sentencia.
Desde esta oficina proponen actividades para aumentar el conocimiento del vino español. Una vez al mes realizan catas con profesionales con el objetivo de "educar" a los polacos en la cultura del vino, que es una de las prioridades. "El mayor problema que tenemos es que en Polonia el vino está catalogado como bebida alcohólica, por lo que está prohibida terminantemente cualquier tipo de publicidad", señala Kozakiewicz. Pero ante la dificultad le echan imaginación para poder informar al consumidor polaco.
Este año han convocado un concurso de blogueros del vino cuyo premio consiste en asistir a FENAVIN 2017. Siete han sido los blogueros participantes, que han catado más de 30 vinos españoles cada uno, algo que ha superado las previsiones de la oficina comercial.
La ganadora ha sido Agnieszka Trolese, autora de www.tasteandtravel.pl, una joven que actualmente realiza un curso de sumiller en Venecia. El jurado valoró la manera más popular e informal de realizar las catas de Trolese, alejándose de tecnicismos para llegar a todo al mayor público posible y está ansiosa por disfrutar de su premio.
"Espero encontrar gente maravillosa en FENAVIN que me explique cómo hacen sus vinos, catar productos nuevos, apasionantes y saber muchas cosas interesantes que podré compartir con los lectores de mi blog. Espero que todo esto contribuya al crecimiento del interés por los vinos españoles en Polonia, y por lo tanto a un aumento en las ventas", sostiene.
"Gracias al concurso me encontré con muchos nuevos vinos y regiones vinícolas de España. Mis lectores también participaron en la cata, y muchos de ellos me enviaron sugerencias de vinos a probar y sus propias opiniones de los vinos españoles. En su mayoría muy positivas", indica Trolese.
A esta apasionada del vino lo que más le gusta de la oferta vinícola española es la variedad: "Vada cliente encuentra algo a su gusto, tanto los más modernos como los consumidores más exigentes, además son líderes indiscutibles en relación calidad y precio". Sin embargo, cree que para fortalecer la buena posición del vino español en su país habría que aumentar la presencia en prensa especializada y blogs para transmitir las peculiaridades del vino español. "Es muy importante la capacidad que tenéis muchos españoles de enamorar de lo español a los que os visitan. Sería interesante intentarlo con todos los agentes involucrados en la promoción de vino en exterior: periodistas, importadores, agentes de vino... establecer con ellos una relación más sólida, no solo comercial, sino también humana", sostiene.


Comment of / Comentario de Wines Inform Assessors:


Absolutely according to the importance that Agnieszka Trolese gives to the human relationship .. and attentive "commercial" is not a unilateral relationship but both ways ... wanting to sell .. but why not buy or collaborate or promote the set of relations between different countries through the specific commercial activity of a company that transcends a limited relationship to sell?


Wines Inform Assessors, Barcelona.


Absolutamente de acuerdo con la importancia que da Agnieszka Trolese a la relacion humana.. y atentos "comerciales" no se trata de una relación unilateral sino en ambos sentidos ...querer vender ..pero ¿por qué no comprar o colaborar o fomentar el conjunto de relaciones entre países diferentes a través de la específica actividad comercial de una empresa que trasciende a una relación limitada a vender?

Wines Inform Assessors, Barcelona.

Orígen información: Vinetur

martes, 10 de enero de 2017

Wine Spectator & Vinexpo per “A Taste of Spain”...Comentario de Wines Inform Assessors


Wine Spectator & Vinexpo per “A Taste of Spain”


“Wine Spectator” raddoppia fuori dagli Usa: dopo la fortunata esperienza di “Opera Wine”, fino ad oggi unica degustazione organizzata dalla rivista americana fuori dagli States, insieme a Verona Fiere,ormai tradizionale anteprima di Vinitaly (nel 2017 sarà di scena l’8 aprile, www.operawine.it), il magazine diretto da Thomas Matthews si dedica anche ai vini spagnoli, ma in collaborazione con un fiera francese.

“A Taste of Spain” sarà infatti la degustazione clou di Vinexpo 2017 a Bordeaux (18-21
giugno, www.vinexpo.com/), in programma il 19 giugno, dove i migliori vini di Spagna, che quest’anno sarà Paese d’Onore, saranno protagonisti insieme ai sapori della Penisola Iberica. E, così, al Palais de la Bourse, nel centro storico di Bordeaux, ci saranno in degustazione le migliori etichette di oltre 100 delle cantine più importanti di Spagna selezionate da Wine Spectator, da Vega Sicilia a Torres, da Alvaro Palacios a Freixenet, da Emilio Moro a Numanthia, da Dominio de Pingus a Vivanco, insieme ai piatti preparati dai 10 degli chef più celebrati di Spagna, selezionati da due mostri sacri della cucina
spagnola e mondiale come Ferran Adrià e José Andrés.

“A Taste of Spain”, commenta il dg della fiera francese, Guillaume Deglise, “è uno degli eventi più stimolanti ed importanti di Vinexpo Bordeaux 2017”. “Crediamo che “A Taste of Spain” sarà un punto di riferimento - aggiunge Marvin R. Shanken, editore del magazine americano - un incontro senza precedenti dei migliori produttori di vino e chef,
questo evento presenterà la ricchezza e la diversità della cultura del vino e della gastronomia più dinamica d’Europa”.

 “Le cantine di “A Taste of Spain” - ha aggiunto l’executive editor, Thomas Matthews - sono state selezionate per mostrare la qualità della produzione del vino spagnolo, la diversità e la storia. Secondo me, nessun altra regione vinicola nel mondo ha raggiunto un equilibrio
così impressionate tra tradizione e modernità, rivalorizzando territori antichi, esplorando varietà indigene e utilizzando tecniche moderne per produrre vini interessanti e distintivi”. Le stesse parole, grosso modo, che gli stessi protagonisti hanno speso, fino ad oggi, soprattutto per l’Italia del vino ...

Comentario de Wines Inform Assessors:

No es sorprendente la repetición de frases hechas en el sector del vino que lleva a dificultar el distinguir las empresas verdaderamente interesantes por innovadoras o auténticas

Fonte informazioni: WineNews

martes, 16 de agosto de 2016

Vinos y puntajes: un dilema del consumidor

Vinos y puntajes: un dilema del consumidor

En algunos mercados internacionales, a la hora de elegir un vino muchos consumidores se guían por los puntajes que otorgan los grandes críticos. En Argentina esos guarismos son relativos y pesan otros factores.

Lis Clement, Giorgio Benedetti y Marina Beltramé.


La forma estándar de calificar un vino es la famosa escala de 50 a 100 puntos. Las publicaciones especializadas como Wine Spectator o The Wine Advocate, además de todos los grandes críticos del mundo, empezando por el afamado Robert Parker, utilizan este sistema para dar a conocer su opinión sobre un determinado vino. Asimismo, las bodegas suelen hacer alarde de sus altas puntuaciones y comunicarlas por todos los medios, incluso haciendo collarines para la rápida identificación de sus botellas.

Sin embargo, resulta bastante paradójico que los consumidores se guíen por un puntaje al momento de elegir una etiqueta. ¿Por qué? Básicamente porque la degustación es una experiencia sensorial y personal, completamente subjetiva, y como tal, cambia sustancialmente de un individuo a otro. Objetivamente, la calidad es indiscutible, pero el gusto por un vino es absolutamente individual. Los críticos extranjeros pasan dos o tres días por Argentina, prueban nuestros vinos y los puntúan, tomando como referencia, lógicamente, su paladar de origen, lo que hace aún más subjetiva la experiencia.


Rara vez los periodistas investigan con detenimiento los terruños y bodegas, y prácticamente nunca logran entender qué es lo que conmueve tanto de ciertos vinos tradicionales argentinos, totalmente inentendibles para su paladar world style. Y si bien estos números no ejercen gran influencia sobre los enófilos locales, sí son una referencia válida para los mercados y consumidores internacionales. Ahora bien, detrás de este enjambre de puntajes hay vinos que fueron muy bien puntuados por su calidad, que es lisa y llanamente excepcional. Estos, son algunos de los vinos argentinos mejor y más atinadamente puntuados:


n Casarena Icono Blend 2013 Este corte de Malbec y Cabernet Sauvignon se alzó con 95 puntos Parker. Es un perfecto equilibrio entre fruta y especies muy sobrias y elegantes; en el paladar es potente, de taninos agarrados y gran acidez. Muy compacto, terso en el paladar y con un largo final de boca. Puede guardarse varios años.

- Teho Malbec 2013
Un genuino ejemplar del Valle de Uco muy singular; algo mineral, con notas de tinta china y frutas negras profundas (95 puntos Parker). En boca es delicado, de gran textura y mejor acidez. De muy poca producción; casi un vino de culto. Aún está joven; mejorará con más tiempo en botella.

- Sapo de Otro Pozo 2012
Sorprende el nombre de este tinto de la bodega Mosquita Muerta; de un perfil bien internacional y moderno, de esos que gustan a todos los paladares. Mezcla Malbec, Syrah y Cabernet Franc de distintas zonas mendocinas, lo que lo transforma en un vino autoral. Un vino para acompañar comidas contundentes.

- Rutini Antologia XXXVIII 2012
Un vino de partida limitada de la casa Rutini, con uvas de Tupungato (93 puntos Parker). Sensual, expresivo, de estilo mendocino aggiornado a estos tiempos. Es un blend de Malbec, Petit Verdot, Merlot y Cabernet Sauvignon de Tupungato. Un tinto profundo, algo especiado, con notas mentoladas y de canela, producto de su crianza en barricas.

- Magdalena Toso 2012
El enólogo estadounidense Paul Hobbs logró 92 puntos Parker con este ejemplar bien moderno, concentrado y compacto, con evidente crianza en madera y taninos jóvenes. Este blend de Malbec y Cabernet Sauvignon es de textura briosa pero con mucha fruta negra y jugosidad en el paladar. Amante de los vinos de estilo internacional.

- Noemía 2012
Obtuvo 95 puntos Parker, pero muchos críticos internacionales no dudaron en calificarlo como "el mejor Malbec argentino". Elaborado con uvas de Río Negro, fermentado con levaduras indígenas del viñedo y criado en barricas de roble que en Argentina solo consigue su enólogo, el danés Hans Vinding-Diers. Amable y complejo al mismo tiempo, es de una sofisticación sin igual.



Origen Información: Cronista.com

jueves, 23 de junio de 2016

Peter Szalay,Director general de IFDT Kft de Hungría : "La bodega debe saber diferenciarse del resto". Comentario de Wines Inform Assessors


Director general de IFDT Kft de Hungría

Peter Szalay: "La bodega debe saber diferenciarse del resto"

Peter Szalay de IFDT Kft .Hungría
Varios compradores de diferentes países han dado a conocer los factores a tener en cuenta para que las bodegas españolas puedan vender sus vinos en los mercados internacionales, en la mesa redonda "Como comprador, ¿qué busco en una bodega?, celebrada esta mañana en el marco de la I edición de FENAVIN Contact.


En el foro han participado Julio Fernández, propietario de la empresa Vino Delicato GMBH de Alemania; Peter Szalay, director general de IFDT Kft de Hungría; Barkay Arcaman, director general de Fimgo en Turquía y Rodrigo Oyarce Zegarra, responsable de L.C. Group S.A.C de Perú, y ha sido moderado por Marie Calderón, responsable del Área de Actividades de FENAVIN Contact.


Para Peter Szalay, director general de IFDT Kft de Hungría las características más importantes que debe tener una bodega española para vender su producto es que "sus vinos sigan la moda de la actualidad y se correspondan a las costumbres de consumo actuales". En su opinión "la etiqueta también debe seguir la moda, pero sin ser demasiado extravagante o llamativa".


Es importante también para el ponente húngaro que la bodega reaccione rápido a las peticiones de muestras, lista de precios, pedidos, etc., y es imprescindible que se comunique en inglés.


 Igualmente, destaca que tiene que tener un carácter definible, que "no sea simplemente una bodega más de su región; es importante que se pueda diferenciar de las demás por alguna historia llamativa, una tecnología o una variedad de uva peculiar, etc., para que los sommeliers se acuerden de este vino y lo puedan recomendar", aconseja.


Para Szalay  el vino español tiene mejor relación calidad-precio respecto a otras bodegas como las italianas o francesas. "El número de horas soleadas en España es muy alto, por lo que prácticamente no hay malas añadas", comenta.


Respeto a la situación del vino español en el mercado, el director general de IFDT Kft cree que "los vinos españoles se conservan bien y son afrutados, lo que gusta mucho en la actualidad". "España podría ser líder mundial con un mejor marketing y siguiendo más las tendencias de la moda (sin atarse tanto a las tradiciones, como por ejemplo con Riojas envejecidos 36 meses, etc.)", informa.


Peter Szalay opina que "hoy día se pueden encontrar en Hungría vinos de numerosas regiones españolas, mientras que antes el vino español se asociaba exclusivamente con el vino tinto de Rioja; los vinos blancos de España se están descubriendo ahora". Por último apunta que la relación calidad-precio del vino español es mejor que la del húngaro.


Comentario de Wines Inform Assessors:


Todas las observaciones de Peter Szalay son razonable y son un mínimo en las relaciones comerciales.


Como puntualización quizás me gustaría que analizara la actitud de los compradores.


En general suele darse una actitud prepotente -el que se pague los viajes a los compradores que acuden a presentaciones de vinos y que las bodegas financien dichos actos ya indica una actitud general del sector, en mi opinión no correcta- las decisiones de compra tomadas por los compradores no suelen ser las más adecuadas por
desconocimiento de la realidad de las empresas y sus productos y su evolución a lo largo de los años.


Los compradores -de cualquier nivel de importancia- debieran ser conscientes de su papel: están comisionados por sus empresas yprincipalmente, aunque algunos no lo aceptarán, por sus consumidores finales.


Su objetivo es encontrar los mejores productos a los mejores precios, pero eso no significa lo más barato si no comprar cumpliendo las normas de "Calidad alta y constante, Precios justos, Proximidad preferente, Relaciones continuadas", que son la base de una sana evolución empresarial para todos los sectores implicados y para el consumidor final, cada vez más informado y que debe ser capaz de condicionar las decisiones empresariales


Origen información: Lanza Digital

miércoles, 22 de junio de 2016

Fenavin Contact abre sus puertas a los compradores de vino. Comentario de Wines Inform Assessors

Fenavin Contact abre sus puertas a los compradores de vino

Fenavin Contact 2016 reúne las referencias de 269 bodegas procedentes de las diversas zonas vitivinícolas de España, a la que podrán acceder compradores nacionales e internacionales. Esta edición de la feria del vino que se celebra en Ciudad Real estrena formato, con reuniones concertadas entre los prescriptores y las bodegas.


Lo más destacado de Fenavin Contact 2016 (21 y 22 de junio en Pabellón Ferial de Ciudad Real, horario de 9 a 18 horas) es el nuevo programa “Fenavin Contact Direct 2016”, gracias al cual bodegas y compradores podrán concretar reuniones (cada bodega cuenta con su propio despacho), con una duración no superior a 20 minutos cada una, durante el evento.



En esta ocasión el salón de los vinos cuenta con la participación de 269 bodegas, y en su inaguguración tenía registrados 575 compradores, 251 internacionales y 324 nacionales. A 24 horas de su inauguración, ya se habían cerrado 2.616 contactos.


Además de las reuniones de negocio y la cata de vinos –en la llamada Galería del Vino se pueden probar 700 referencias, con la presencia de 149 de bodegas y cooperativas de Ciudad Real y un total de 291 de la comunidad autónoma de Castilla-La Mancha; el miércoles se celebrará (10:30 horas) la mesa redonda “Las tendencias del mercado de vino”, que girará en torno a las clasificaciones y categorías en los vinos de calidad y los consumidores; mientras que a las 12 horas tendrá lugar la conferencia “Como comprador, ¿qué busco en una bodega?, un coloquio que, de forma práctica y operativa, versará sobre cómo eligen los compradores de vinos sus productos.




Comentario de Wines Inform Assessors




Una feria es importante. Pienso que más para mantener relaciones que para encontrar nuevos proveedores o clientes.




Aparte de que siendo muchas las bodegas presentes, más de 200 según Fenavin, hay otras muchas interesantes ausentes.




La limitación de tiempo y el desconocimiento previo de las partes no facilita el que las relaciones comerciales que se puedan conseguir sean las adecuadas, tanto de parte del vendedor como del comprador.




Saber que se busca por parte del comprador y que tipo de importador se desea por parte del vendedor es el primer paso.




La decisión de iniciar una colaboración está basada en diferentes aspectos: capacidad de producción por parte de la bodega y capacidad de venta por parte del importador como primer factor que restringe las posibilidades de relación. Luego y muy importantes la calidad del producto .recordar que es cambiante al largo del tiempo y no sólo por motivos de cosecha-, la calidad humana de las partes, la presentación de los vinos y la imagen de marca del productor -y también del importador-




Específicamente respecto de Fenavin es pobre el solo citar el nombre de las bodegas asistentes sin proporcionar otras informaciones de contacto y acerca de sus productos que puedan promocionar a la bodega que ha hecho un esfuerzo, personal y económico, por acudir a la feria




Wines Inform Assessors




Origen información: Infohoreca

lunes, 23 de abril de 2012

Meeting Bacchus 2012 in Madrid

Meeting Bacchus 2012 in Madrid

Apr 20 : Bacchus 2012, the 10th Concurso Internacinal de Vinos was held as usual in Madrid at the Casino de Madrid with 1520 samples tasted over 4 days with 90 Spanish and international judges participating, with a Turkish wine bagging a Grand Gold Medal for the first time in an International Tasting Competition, writes John Salvi MW who is a regular taster at the competition.

This year, as always, the organisation was without fault and our hotel was the Husa Paseo del Arte, in the centre of Madrid. A bus took us each morning to the tasting at the Casino de Madrid, where the daily tastings and the Gala Dinner were held. The Casino is a magnificent venue. It is one of the most exclusive, dignified and elegant private clubs in Madrid where a jacket and tie are mandatory.

The grand room, the SALON REAL, in which we taste, is decorated with magnificent tableaux by famous painters, the library is internationally reputed and superb and there is a great restaurant on the top floor.

 Some stats for the statistical minds

The tasting lasted 4 days. There were 12 juries of 5 tasters each making a total of 60 tasters each day. The International judges tasted on all 4 days but the Spanish judges were varied every day and 60 were used in all, making a total of 90 judges participating in the event. This year there were 1520 wines to taste from 22 countries. 945 were red and 346 white and 63 rosés, in addition to 115 sparkling, 30 vins de liqueur and 21 late harvest wines. Judges came from even more countries than samples – no less than 26. 85 points out of 100 were required for a Bacchus de Plata, 88 for a Bacchus de Oro and 93 for a Gran Bacchus de Oro. I tasted a total of 127 wines over those 4 days – a piece of cake! Tasting conditions were as near perfect. The magnificent salon, comfortable chairs, white tablecloths, spittoons,dry breadsticks, mineral water and no less than 12 good glasses. Having 12 glasses means that it is possible, if one does not throw the wine out, to look back and compare with previous wines even if one cannot change the marks. Lighting was by immense chandeliers, but there were also some spotlights. Service was impeccable and nary a drop was spilled. The rhythm was slow, perhaps a fraction too slow, and I was fortunate in having a meticulous and knowledgeable President. The marks of all 5 tasters were taken into consideration unless one gave marks greatly different from the other four.

Results already announced

Unlike most other competitions of this kind, the results were declared during the exotic Gala Dinner in the Salon . Just 6 wines won Gran Bacchus de Oro. Four of these went to Spain with a Txacoli,Itsasmendi Urezti from Bodegas Itsamendi, a 1927 Pedro Ximénez, Montilla-Moriles, from Bodegas Robles, a 2009 Toro,Marqués de Peñamonte from Bodegas Torreduero and another Pedro Ximénez, Jerez, from Bodegas Tradición. The other two came from Austria and Turkey. A rich 2010 Syrah Trockenbeerenauslese from Erich Scheiblhofer and finally a 2007 Red Wine from Corvus and Corpus owned by Resit Soley.

The Young Turks

This is the first time in history that a Turkish wine has won a Grand Gold Medal in an International Tasting Competition. 161 Bacchus de Oro and 289 Bacchus de Plata completed the awards, making up exactly the 30% of medals allowed by the rules and regulations of the OIV, who gave their patronage to the competition.

The gastronomical experience

 The Social programme was largely based on wine and food. A long, rich and delicious lunch was served after each tasting and a long and gastronomic dinner each evening. Different meals featured different wines and sponsors. Every lunch was generously offered by” the Foundation for the Defence of the Quality of the Food”. These at the restaurants Balzac, Un Lugar, Casa Patas and Real Café Bernabéu. Dinners were at: Casa José, sponsored by Vinos de Madrid; Piñera, sponsored by Rias Baixas, Europa Deco of Hotel Urban sponsored by Wines of Portugal and the final Gala Dinner sponsored by theComunidad de Madrid at the Casino as mentioned above.

The Model Wine Competition

This is a competition that is organised with impeccable care and attention to every detail. BothFernando Gurrucharri Jaque, President of the Unión Española de Catadores and Miguel Garrido de la Cierva, President of Bacchus 2012, were present from morning to night and always available for questions, problems or advice. The atmosphere is friendly, genial and relaxed, but protocol, timing and rules and regulations are scrupulously and meticulously adhered to. This tasting competition is a model and a guideline for many of the other newer or less perfected ones and everybody concerned with Bacchus 2012 is warmly to be congratulated. It MUST continue and I feel absolutely certain that it WILL! John Salvi Master of Wine

Origin information: Indian Wine Academy