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viernes, 4 de diciembre de 2015

Mercato Usa: doc più chiare rispetto ai vini varietali

Mercato Usa: doc più chiare rispetto ai vini varietali

Primi segnali di inversione di tendenza nel più importante mercato del vino


Mercato Usa: doc più chiare rispetto ai vini varietali
 
 Fabio Piccoli
 
Abbiamo deciso di partire dal ruolo delle doc sul mercato statunitense il nostro primo report da wine2wine, il Forum del business del vino in corso alla Fiera di Verona fino al 3 dicembre. E’ talmente ricco il programma di incontri e seminari che non è certo semplice la selezione e non avendo il dono dell’ubiquità e un numero limitato di collaboratori stiamo cercando di selezionare le tematiche e i relatori che ci sembrano più interessanti per i nostri lettori.

Appuntamento che abbiamo particolarmente apprezzato è stato quello sul tema: "Il vino nel mercato americano di oggi". Un’ora veramente intensa di interessanti informazioni e spunti, così tanti che potremmo scriverci una miriade di articoli.

Ne abbiamo scelti per voi qualcuno sperando possano essere particolarmente utili per lo sviluppo del business delle nostre imprese sul principale mercato mondiale del vino.
In una fase di forte competitività e affollamento sul mercato Usa quali possono essere gli elementi che consentono di rendere maggiormente riconoscibile e quindi "capito" un vino?

Secondo Levi Dalton, uno dei più noti influencer del mercato a stelle e strisce - con un passato di acclamato sommelier nei più importanti ristoranti in America e oggi scrittore di vino per Eater NY e conduttore di I’ll Drink to That!, un podcast di rilievo con ospiti dal mondo del vino – le denominazioni oggi rappresentano un valore aggiunto in più per i consumatori Usa rispetto ai cosiddetti vini varietali.

Secondo Dalton oggi l’ampissima forbice di prezzo e posizionamenti di quasi i tutti i vini varietali porta il consumatore statunitense a non capire molto il valore di un vino ad avere strumenti idonei per una scelta consapevole. "Vi sono Shiraz negli Usa – ha detto Dalton – che si possono trovare sullo scaffale a meno di 4 dollari e altri superiori ai 100 dollari". "E’ molto più difficile – ha proseguito Dalton – che queste differenze così ampie si trovino all’interno delle denominazioni. 
 
Un consumatore di New York ormai ha imparato che può bere un ottimo Barolo ad un certo prezzo e se vuole spendere meno può trovare uno straordinario Dolcetto".

Sicuramente incoraggianti le affermazioni di Dalton anche se, purtroppo, da osservatori non possiamo non evidenziare come anche all’interno di nostre prestigiose denominazioni vi siano differenze di prezzo spesso ingiustificabili e pericolosissime in termini di tutela dell’immagine e della reputazione di una doc o docg.

Ma quello che ci ha raccontato Dalton ci esorta maggiormente a credere nel valore delle nostre doc, al tutelarle meglio soprattutto sul fronte del prezzo e a studiare strategie di promozione sempre più adeguate.

"Perché è ovvio – ha spiegato Andrea Fassone, fondatore di Enotria, società di importazione di vini esclusivamente italiani, provenienti soprattutto da aziende medio-piccole a gestione famigliare – che le doc, soprattutto quelle meno note, necessitano di uno sforzo maggiore in termini di racconto, educazione nei confronti del trade e dei consumatori finali".

Per chi dava per morte gran parte delle nostre doc forse è arrivato il momento di ricredersi.



Origine informazione:  WineMeridian

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